Rombi di Passione è dedicata ad una persona che non c’è più: Alfredo Melandri. Per questo tutti gli anni i suoi amici lo ricordano organizzando il Memorial Alfredo Melandri, che è il fulcro di Rombi.
Massimiliano Regazzi, in uno spendido articolo pubblicato su Sabato Sera il 4 ottobre 2008, lo ricorda così.
A dieci anni dalla morte è ancora vivo il ricordo di Melandri.
Che carriera sarebbe stata quella di Alfredo Melandri se quel maledetto 3 marzo 1998 non si fosse schiantata contro le protezioni della curva San Donato, uno dei punti più difficili dell’autodromo del Mugello?
A dieci anni dalla morte (avvenuta il 10 marzo 1998 all’ospedale Careggi dopo una settimana dall’incidente) e nel week-end del Memorial dedicato al pilota, è giusto chiederselo non per speculare sui sentimenti, ma per ricordarlo al meglio. Al contrario di quanto molti organi di stampa riportarono allora, la San Donato non era una curva veloce, tuttaltro.
La San Donato era ed è però una curva difficile, e viene affrontata dopo il lungo rettilineo del Mugello (1140 m. circa), con la spinta presa dalla curva della Bucine che chiude a sinistra in discesa per rimettersi poi nel rettilineao appena citato. Detta o scritta così è semplice e banale, un pezzo di asfalto. Per un pilota, sia esso di moto, Formula 3 (come la vettura di Melandri), Formula 1 o quant’altro è un punto duro, che non si riesce a prendere mai nella stessa maniera.
Per Melandri non era o non doveva essere un problema, soprattutto se consideriamo che si trattava di test pre campionato e non di gara vera e propria.
Ma quella curva Alfredo di fatto non l’affrontò mai …
Doveva essere l’anno buono, questo si. La gavetta, iniziata agonisticamente con il kart a 20 anni (Alfredo era nato nell’ottobre 1973) proprio come un appasssionato qualunque, con le gare UISP nella classe 100, poi le gare Fick (la Federazione Italiana Kart) dove si impose nella classifica della Romagna e si fece notare nel trofeo delle Regioni.
Nel 1995 il sediolo del kart iniziò ad essere stretto. Ok, c’era stata la partecipazione al trofeo Margotti, una vera festa del kartismo, ma poi finalmente il diametro delle ruote aumentò. Arrivò la Renault Clio, una fantastica vettura che ha dato gioie a tantissimi piloti, e Melandri si avvicinò all’automobilismo vero.
Con la vettura del Team Drumel giunse 4° assoluto nella classifica Michelin, il lasciapassare per approdare poi ai test di Formula 3, categoria che lo vide impegnato al 100% nel 1996. La categoria scuola delle monoposto, quella da dove tutti i piloti con gli attributi sono passati. Al suo debutto in Formula 3 nel marzo 1996 a Vallelunga, Melandri forse non impressionò tecnicamente, ma la sua schietteza e simpatia, brillarono in un mondo già ingrigito dai manager, anche tra la stampa specializzata. La qualificazione fu vissuta come un avvenimento, un grande passo.
Altre 2 gare e arrivò anche il primo punto, poi altri risultati fino al 4° posto di Misano a settembre, la migliore performance stagionale su una pista tradizionale.
A fine campionato la storia della Formula 3 parla di un decimo posto, ma la stagione appunto non è finita. Nella gara al Motor Show in una pista giocoforza minuscola, senza grip, nervosa, Alfredo Melandri si fa conoscere davanti al grande pubblico con una brillante vittoria nella finalissima condizionata dal terreno viscido a causa della pioggia, battendo Oliver Martini in una sorta di sfida tutta Romagnola.
L’anno dopo, e siamo nel 1997, ancora Formula 3 con il team Prema. Doveva essere la stagione se non della vittoria del campionato, almeno quella della consacrazione. Melandri parte alla stragrande con un bel 3° posto a Magione, poi durante la stagione le cose non girano, guardando i risultati, nel modo giusto o almeno come Melandri vuole.
In gara Alfredo stampa tempi di rispetto, in prova gli manca il guizzo vincente, il giro che fa la differenza. Poi recuperare è sempre maledettamente difficile. Alla fine del 1997, perchè nelle corse è questo che conta, Melandri è 6° un risultato che non lo soddisfa.
Oltre al 3° iniziale, arrivano tra gli altri un 4° posto e ben quattro 5° posti, nell’annata della definitiva consacrazione di Oliver Martini. A fine stagione Melandri si avvicina alla Formula 3000, una piccola Formula 1, l’anticamera di un obiettivo che ogni pilota ha nascosto dietro al cuore e la ragione. Melandri si impegna in un test a Barcellona con la vettura del team Coloni e si presenta ancora al Motor Show sempre con la formula 3000. Se guidare una Formula 3 al Motor Show era un problema, figurarsi con una 3000.
Ma Melandri dimostra ancora il piede fino, vince la finale per il 3° posto, ma fa segnare il giro più veloce.
La tentazione di passare in Formula 3000 a questo punto è tanta. Melandri può scegliere e fa sulla carta la scelta giusta. Rimane in Formula 3 con il Team RC Motor Sport la Ferrari di quella Formula, che l’anno prima aveva contribuito al titolo di Martini.
Piedi per terra, per cercare di crecere agonisticamente e tenere il piede destro sempre più a tavoletta.
L’impatto con il team è buono, i primi test vanno bene, dicono che a Melandri torna la serenità di pilota, il sorriso. Il resto lo conosciamo ed è per quello che c’è il Memorial. Un Memorial, purtroppo, ma anche per fortuna, longevo.
Che pilota sarebbe stato Melandri? Erano grandi anni quelli per i piloti della bassa o giù di lì, vedi Alfredo, vedi Oliver Martini e vedi Gabriele Lancieri.
Melandri non sarebbe arrivato forse in Formula 1 ma avrebbe fatto bene il suo lavoro come poi Martini e Lancieri hanno fatto e stanno facendo nella difficoltà tutta italiana dei piloti di farsi strada tra le 4 ruote.
Si fa presto, si dirà, a parlare bene di chi non c’è più, soprattutto in occasioni speciali. Ma Alfredo Melandri è uno di quelli che negli anni è sempre stato ricordato, come dimostra anche una frase di Thomas Biagi che lo scorso anno, dopo la vittoria nel campionato del mondo Fia GT non si è dimenticato di ricordare l’amico, tanto per fare un esempio.
Gli inglesi, quando un pilota ci lascia, scrivono sempre “Good Speed” (tradotto buon viaggio, buona fortuna). Noi chiudiamo con una frase dura, ma reale, scritta a pochi chilometri da qui da Ezio Pirazzini decano dei giornalisti motoristici: “o smettere di corrrere o smettere di piangere”.
Non vale mai la pena di morire, mai, maledettamente mai.
Per chi non capisce le corse sembra tutto molto stupido, ma quando il motore ti spinge nella schiena, imposti la curva, vedi i tiranti della sospensione anteriore che si muovono, nell’azionare il cambio la macchina ti scatta dietro, ti beccheggia davanti, Dio ti sembra più vicino, ma raggiungerlo come ha fatto Alfredo, questo mai, non deve più succedere.
















[...] si è svolta Rombi di Passione, l’ormai tradizionale manifestazione lughese in memoria di Alfredo Melandri, il pilota scomparso nel marzo 1998 in un fatale incidente durante i test della Formula 3 al [...]