Mondiale Costruttori Custom La Finale

Pubblicato da Mario Cornacchia il 24 agosto, 2010 Aggiungi commenti

A Sturgiss, nel  Sud Sakota, si svolge il più grande raduno motociclistico  del mondo ed in questa occasione viene organizzata la finale del Campionato Mondiale Costruttori Custom di cui abbiamo parlato più volte.L’idea che se ne può trarre osservando le moto meglio classificate è che Custom corrisponda a libertà(in fondo l’origine è questa) perchè la varietà dei  filoni, la diversità delle soluzioni tecniche e anche dei motori adottati è grandissima. Nuova anche  la provenienza dei costruttori: primo classificato nella Classe Freestyle un belga e terzo un bielorusso, troviamo anche un builder dagli Emirati Arabi, impensabile qualche tempo fa.Dall’atra parte il mercato delle moto all’americana sembra orientato verso soluzioni più tradizionali come si piò veder dalle moto della categoria Production manifacturer cioè coloro che costruiscono  moto in serie più o meno piccola.Americani un po’ in difficoltà, bene gli europei non di tradizione come i tedeschi, ma piuttosto belgi e Paesi dell’Est. Buon quarto posto del nostro Cinquini con la sua KCosmodrive già vincitrice della prova europea.

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Bella la vincitrice Veon del belga “Krugger”, un misto fra una muscle bike e una cafe racer, una V Rod da pista.Peculiarità il telaio con un  innovativo sistema di regolazioni.

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Dell’americana Thunderstruck la Sniper con motore Indian di 1000 cc. Scarichi ed alimentazione sdoppiati, cura notevole dei particolari.

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Dalla bielorussa YSC questa The Machine(la mia preferita). Niente opulenza, ma la capacità di trarre attraverso  dal “proprio mondo” soluzioni originali: il motore nasce dall’accoppiamento di una delle tante repliche delle bicilindriche boxer tedesche , un quattro ma con coperchi delle teste innovativi;la forcella monobraccio con frenone a tamburo, telaio “stampato” come sulle russo tedesche, ma allungato e modificato e verniciato di un azzeccatissimo blu/viola e, per finire, carrozzeria al minimo con cupolino e codino ipo sidecar anni ’60. Anche il costruttore riesce a dare di sè un’ immagine a metà fra la steppa e le praterie americane: su una faccia furbetto da favole di Tolstoi abbina una maglia vintage US, un paio di sandali da turista tedesco in Riviera e un berrettino british con occhiali.Complimenti.

Della italiana  Kcosmodrive abbiamo parlato negli articoli precedenti: per me rimane la miglior sintesi di spirito americano ed eleganza e fattura italiane.

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Fantastica questa Beezerker della americana Speed Shop Design. Il motore è un BSA bicilindrico di una Thunderbolt(ne ho una personale) da cui il nome ( Bsa si pronuncia Biza scritto Beeza), il telaio, rigido al posteriore, porta una forcella a due bracci con articolazione  centrale. Bellissima la carrozzeria in alluminio e la piccola carenatura sul faro con griglia HotRod.

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